Presentazione stagione sportiva 2017
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Presentazione stagione sportiva 2017

L’Associazione Polisportiva Dilettantistica Ordine Ingegneri Roma (APD-OIR) augura un “Buon 2017” a tutti gli ingegneri!

L’associazione, costituita nel 2014, vede oggi rappresentati ben cinque diverse attività sportive; lo storico Calcio, con le squadre a undici, sette e cinque giocatori maschili e il calcio a cinque femminile; il tennis, con l’annuale torneo che arriverà quest’anno all’undicesima edizione; la vela, che vede in mare un nutrito team di ingegneri navigatori impegnati nelle varie regate; l’atletica, che fa correre per le strade di Roma quasi un centinaio di “runner”; l’escursionismo, che con passione ha portato l’Ordine degli Ingegneri a quota ottomila.

Per presentare la stagione sportiva 2017 a tutti gli ingegneri iscritti all’Ordine di Roma, l’Associazione ha organizzato un evento che si terrà venerdì 20 gennaio, alle ore 20:00, presso il Circolo Due Ponti di Roma (Via Due Ponti 48/A).

All’evento sono invitati a partecipare gli ingegneri e i loro accompagnatori e il costo a persona, per chi prenota, sarà di 10,00 euro, comprensivi della cena.

All’evento sarà presente il Presidente, Ing. Carla Cappiello, e i Consiglieri dell’Ordine di Roma, il Presidente dell’APD-OIR, Ing. Lorenzo Quaresima, e i responsabili delle sezioni sportive e il Presidente della Commissione Sport, Ing. Massimo De Iorio.

Sarà un’occasione per festeggiare il nuovo anno, condividere la pianificazione sportiva per il 2017, conoscere nuovi colleghi con cui fare sport e divertirsi insieme, allontanando per una serata gli stress lavorativi.

Per partecipare all’evento, cliccare sul seguente link http://as.ording.roma.it/eventi/presentazione-attivita-sportive-2017/ e indicare il numero di partecipanti.

Buon anno a tutti!!!

APD-OIR

Il Presidente

Ing. Lorenzo Quaresima

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Nella Danza del Tempo
Ott19

Nella Danza del Tempo

dell’Ing. Antonio Magliacano, Presidente della Sezione della nostra Polisportiva denominata:  Ingegneri d’Alta Quota.

 

Prigioniero del Tempo, in balia di attimi infiniti e di giorni ora lenti, interminabili, ora brevi, troppo brevi per dare forma ai sogni.

Solo, provando invano a seguire i passi della folle danza del Tempo.

Solo, sballottato senza un saldo appiglio nel mare del Tempo.

Un viaggio, un’esperienza durata un mese o forse un’ora o, più probabilmente, un’intera vita, una vita di pensieri, paure, sogni, esaltazioni, abbattimenti, fatica, gioia e tristezza, profonda nostalgia del profumo di casa.

Kathmandu mi accoglie con il solito caos fatto di umanità colorata, traffico impazzito, clacson in continua ed esasperante attività.

Amo questo posto e subito mi risento a casa; incontro i miei amici della Cho-Oyu trekking con i quali metto a punto gli ultimi dettagli della spedizione.

La stagione è particolarmente piovosa, il monsone non sembra abbia alcuna intenzione di mollare la presa, il trekking di avvicinamento al campo base si presenta poco agevole per le numerose frane lungo il percorso da affrontare.

C’è l’opportunità di prendere l’elicottero ad un prezzo ragionevole, non ci penso un attimo, domani si parte per Samagaun, l’ultimo villaggio dal quale inizia la salita verso il campo base del Manaslu.

Sono all’aeroporto e già il Tempo sembra voler iniziare a condurre la sua perversa danza, ore ad aspettare in sala di attesa nella speranza che il meteo migliori, gli elicotteri ed alcuni voli locali, diretti verso piccoli aeroporti dell’interno, non possono volare per ragioni di sicurezza, siamo in tantissimi, di tutte le razze, di ogni età, stravaccati su qualche sedile, appoggiati ad un muro, buttati per terra a chiacchierare, a dormire o a giocare a carte.

Niente da fare, si torna indietro a Kathmandu, per oggi non si vola, si torna in albergo a non fare nulla, ad aspettare domani…il Tempo rallenta e si dilata.

Il giorno dopo si riprova, stessa scena, gente rassegnata che aspetta, aspetta mentre fuori piove, piove senza sosta.

Dormicchi con la testa appoggiata a un tavolino quando una mano ti scuote, the helicopter sir, ready to fly.

Felicità, come aver vinto la lotteria, si parte, l’elicottero decolla ed il Tempo si restringe, quello che doveva essere un faticoso avvicinamento di cinque, sei giorni, si riduce a cinquanta minuti di volo, un viaggio emozionante tra valli, fiumi, montagne, sorvolando minuscoli villaggi arroccati in luoghi apparentemente inaccessibili, lontanissimi nello spazio e nel tempo.

A Samagaun c’è poco da fare, passeggio nei dintorni sino ad arrivare al tempio buddista posto su una collinetta che domina il villaggio.

E’ chiuso, busso, un monaco mi apre le porte di un luogo incantato, pieno di colori ed immagini che, in un istante, hanno il potere di trasportarti in una dimensione densa di profonda spiritualità, di nuovo il Tempo rallenta, mi fermo a pensare, forse a pregare, finché il Lama mi si avvicina e mi fa capire che una donazione sarebbe gradita; sorrido, è giusto così e do volentieri il mio piccolo contributo, d’altronde, come si dice, senza soldi non si cantano messe!

Il Campo base, come al solito, è una torre di Babele, sto nel settore internazionale ed i miei compagni sono tedeschi, indiani, danesi, svedesi, americani, nepalesi, giapponesi, cinesi, olandesi, turchi…tutti scalpitanti, tutti ansiosi di iniziare l’acclimatamento.

Sono un po’ preoccupato perché Pemba, il mio amico Sherpa, tarderà qualche giorno per completare una parte cruciale del corso che, nel giro dei prossimi due anni, lo porterà ad ottenere la prestigiosa qualifica di guida internazionale.

Il tempo intanto, quello meteorologico, è pessimo; piove, nevica, sembra che esca il sole ma, di nuovo, pioggia e neve senza tregua.

Nonostante l’assenza del mio Sherpa, riesco ad organizzarmi per iniziare l’acclimatamento; salgo una prima volta al Campo1, a 5.800m, riscendendo subito in giornata.

Due giorni di riposo e di nuovo salita al Campo1 dove passo la notte per poi percorrere, la mattina seguente, un tratto di strada verso il Campo2 e ridiscendere infine al Campo base.

Sto bene, mi sento in forma, non ho disturbi dovuti alla quota ma continua a nevicare!

Si susseguono continue, abbondanti nevicate e non si capisce bene cosa stia accadendo alle quote più alte.

Attesa, noia, giornate passate senza poter far nulla, si parla delle previsioni meteo, forse il 29 e il 30 settembre saranno le uniche date in cui si potrà tentare la vetta.

Troppi giorni senza poter far niente, due soli giorni per giocarsi il tutto per tutto!

Maledetto Tempo!

Finalmente arriva Pemba ma nevica, nevica, nevica…

Qualcuno inizia a pensare di rinunciare, se pure dovesse smettere il brutto tempo, in quota ci sono accumuli considerevoli ed il pericolo di valanghe è altissimo.

Il 27 settembre parto con Pemba verso il Campo1, il giorno dopo raggiungiamo il Campo2.

Divertente ed impegnativo il percorso tra i due campi, fatto di crepacci da attraversare su improbabili ed instabili scale di alluminio, altri profondi crepacci, piuttosto larghi, semplicemente da “saltare” in precarie condizioni con il notevole peso dello zaino sulle spalle, pareti di ghiaccio e tanta, tanta fatica dovuta alla quota che aumenta.

Dormiamo al Campo2 e la mattina siamo pronti a partire verso il Campo3 ma…nevica, nevica, nevica.

Ovunque enormi cornici cariche di neve, iniziamo a muoverci, non sono convinto, mi fermo, penso, penso che la mia vita non è soltanto mia, c’è qualcuno che la ama più di quanto io la ami, non ho la facoltà di decidere da solo; basta, oggi non salgo, si tenta domani anche se domani sarà troppo tardi, la finestra di bel tempo è una ed una soltanto…maledetto Tempo!

Seduto su un mucchio di neve mi trovo a filosofeggiare con Pemba sui limiti del rischio, su dove sia il confine tra pazzia, incoscienza ed un livello di rischio sostenibile anche in relazione al fatto che si sta tentando un’impresa estrema e non si sta certo facendo una tranquilla camminata in montagna.

Il giorno dopo c’è il sole e via verso il Campo3, posto a circa 7.000 m, sono sempre più stanco ma è normale, a pochi metri dal Campo3 però, improvvisa ed inaspettata, una crisi ipotermica, inizio a tremare come una foglia, non ho più un briciolo di forza, ho paura!

Pemba, nonostante sia carico come un mulo, prende anche il mio zaino, gli ultimi metri sono un calvario, mi infilo nella prima tenda che vedo e inizio a tremare, un tremore irrefrenabile, mi fanno male tutti i muscoli che sono scossi violentemente senza la possibilità di distendersi un istante, chiedo l’ossigeno, respiro lentamente e, finalmente, smetto di tremare, mi rilasso, mi calmo.

Sono le tre del pomeriggio e l’unico modo per tentare la vetta è quello di ripartire a mezzanotte perché domani è l’ultimo giorno possibile…maledetto Tempo!

Non posso, non ce la faccio, dovrei avere almeno un altro giorno di riposo ma il tempo è finito…maledetto Tempo!

Va bene, va bene così, c’è un po’ di rimpianto, sicuramente con l’ossigeno ausiliario ce l’avrei fatta ma no, su questo non transigo, niente da dire su chi utilizza l’ossigeno, per carità, ma io voglio arrivare solo dove le mie forze lo consentono, solo lì dov’è il mio limite naturale, con l’ossigeno è un altro sport!.

La mattina si scende, Campo2, poi giù verso il Campo1 che è ormai lì, a pochi passi, quasi si toccano le tende quando un appoggio, dove già erano passate decine di altri scalatori, improvvisamente, cede!

Non grido ma penso, in quella frazione di secondo, che sono legato alla corda di sicurezza, impreco e…cado nel crepaccio!

Vedo sfilare davanti ai miei occhi, come in una sequenza di un film al rallentatore, due enormi stalattiti di ghiaccio, mi preparo alla frustata della corda che si tende ma…stop, un colpo secco sui talloni, sono atterrato su una sorta di gradino dopo essere caduto per circa tre metri.

Pemba, da fuori, urla e mi chiede come sto; bene, sto bene; ti sei fatto male? No, sto bene, stiamo calmi e vediamo di uscire da questo cavolo di buco!

Pianto un rampone a destra sul ghiaccio, vedo sulla sinistra una colonna bianca, ho paura che sia solo neve, la gratto con la mano, è ghiaccio, è solido, pianto il rampone sinistro, tiene bene, faccio due, tre passi avanzando in spaccata, Pemba è sdraiato sul bordo dell’abisso con il braccio proteso verso di me, lo afferro, altri due passi, sono fuori!

Pochi minuti, pochi minuti in cui ho cercato di mantenere la calma e di ragionare, pochi minuti durante i quali ho sbirciato verso il basso aspettandomi di guardare verso il blu di un tipico crepaccio, ma rimanendo sconvolto nel fissare il nero, il nero infernale di un abisso senza fine.

In giornata siamo al Campo base, il giorno dopo scendiamo a Samagaun, si prende l’elicottero, la sera stessa sono a Kathmandu davanti ad un’enorme bistecca di quasi un chilo!

E’ stata una grande e meravigliosa avventura ma, probabilmente, la maggior soddisfazione di questa esperienza non è strettamente legata alla prestazione sportiva che, comunque, mi ha pienamente soddisfatto quanto, piuttosto, ai primi accordi presi con gli amici nepalesi in merito al mio progetto di realizzare, a titolo completamente gratuito, delle microcentrali idroelettriche per sostenere ed incrementare lo sviluppo di villaggi che abbiano nelle vicinanze un torrente o un piccolo corso d’acqua (tipica situazione di molti insediamenti alle pendici dei grandi ghiacciai himalayani). Ho chiamato il progetto ” Light from Ice” (luce dal ghiaccio delle montagne himalayane) e spero che, nei prossimi anni, possa rappresentare un contributo concreto per lo sviluppo del mio amato Nepal.

Luce, non semplicemente intesa come energia elettrica per illuminare e per soddisfare le esigenze primarie di una comunità, ma anche luce di speranza per la rinascita di un popolo meraviglioso.

Namaste!

Antonio Magliacano

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Galleria fotografica dell’uscita della Sezione Ingegneri d’Alta quota della nostra APD OIR
Apr15

Galleria fotografica dell’uscita della Sezione Ingegneri d’Alta quota della nostra APD OIR

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Escursione nel parco dei Monti Lucretili con salita al Monte Gennaro – Sabato 14 Novembre 2015
Ott07

Escursione nel parco dei Monti Lucretili con salita al Monte Gennaro – Sabato 14 Novembre 2015

L’Associazione Polisportiva Dilettantistica Ordine Ingegneri Roma, con la collaborazione della Commissione Open Sport dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, organizza una bella escursione nel parco dei Monti Lucretili con salita al Monte Gennaro (m. 1271) da Prato Favale (m.846).
Il percorso, seguendo il letto di un torrentello asciutto, sale in una faggeta, che in ottobre sfoggia dei colori stupendi.

Al termine del canalone e del bosco, si esce allo scoperto in un immenso prato (il Pratone, 1020 m.) dal quale si scorge subito, sulla sinistra, la vetta del Gennaro con la croce sulla cima spoglia. porta alla vetta. Si attraversa il pratone caratterizzato da animali al pascolo e da pietre bianche sparse e si sale quindi alla vetta del Gennaro a quota 1271 m.


Il panorama dalla vetta è a 360 gradi, eccetto in direzione del Monte Pellecchia, poco più alto del Gennaro, a poca distanza. Evidentissimo il Monte Soratte, Roma nella sua interezza (visibili la cupola di San Pietro e le anse del Tevere nelle giornate più limpide) e, seguendo la linea della costa, i Castelli Romani, le tre isole Pontine più vicine (Ponza, Zannone e Palmarola) e il Monte Circeo, oltre al resto della catena dei Lucretili.
Durante il percorso si potranno osservare in particolare alcuni faggi monumentali ed arbusti di agrifoglio.

Vedi video su youtube https://youtu.be/211htTpBvtU

Programma:
Punto di incontro: Bar Antico Casello – Metro B Rebibbia alle ore 8 (partenza alle 8,15).
Dislivello assoluto: 425 m
Lunghezza: 7 Km
Difficoltà: E (Escursionistico)
Tempo previsto: 6 ore circa compresa sosta per pranzo

Cosa portare: Giacca a vento, felpa, scarpe da trekking, mantellina, bastoncini telescopici, berretto, acqua (almeno 1,5 l.), fotocamera, binocolo, pranzo al sacco, sacchetto per rifiuti.
Quota di partecipazione: € 7 (+ € 1 per assicurazione giornaliera per i non soci FIE)
I costi della benzina e dell’autostrada vengono divisi tra i componenti dell’equipaggio secondo le regole dell’Associazione Blue and Green

Accompagnatori (AEN):

Mario Macaro: cell. 320 4612 333 – e-mail: macaromario@gmail.com
Silvia Kaion: cell. 340 2500 888 – e-mail: k_silvia81@hotmail.com

in collaborazione con

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Ingegneri d’Alta Quota sul Gran Sasso, vetta del Pizzo Cefalone, 2.553m
Set23

Ingegneri d’Alta Quota sul Gran Sasso, vetta del Pizzo Cefalone, 2.553m

Sabato, 19 settembre 2015, alle ore 08:30 a Campo Imperatore sono tutti puntualissimi, non a caso parliamo di ingegneri!

Dopo le presentazioni si è subito instaurato un clima di simpatia e, tra battute varie, abbiamo immediatamente iniziato a salire verso la nostra meta, la vetta del Pizzo Cefalone, 2.553m.

E’ stata una giornata fantastica all’insegna dello sport, dell’allegria e della meraviglia offerta dai panorami mozzafiato che le nostre montagne sanno regalare.

Un ringraziamento particolare va all’amico Gianni Valentini, di Assergi, che ci ha accompagnato illustrando, durante il cammino, le curiosità e le bellezze del nostro amato Gran Sasso.

Nonostante che per qualcuno dei partecipanti fosse praticamente la prima volta in montagna, sono stati tutti bravissimi raggiungendo la vetta con un passo piuttosto spedito, lungo un percorso che non è affatto banale e che richiede anche, in alcuni punti, di mettere la mani sulla roccia.

Bella la foto di gruppo in cima, tutti dietro al logo del nostro neonato gruppo “Ingegneri d’Alta Quota”.

E’ stata questa la prima di una lunga serie di uscite che contiamo di proporre e di organizzare con una certa regolarità; il nostro sogno è quello di coinvolgere più colleghi possibile in questo entusiasmante viaggio alla scoperta delle bellezze e delle meraviglie della montagna.

Al prossimo appuntamento con gli… “Ingegneri d’Alta Quota” !

IMG_6813
IMG_6813
Aperture: 3.2Camera: Canon PowerShot G16Iso: 160Orientation: 1
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L’evento Presentazione Stagione Sportiva del 15/09/2015

Di seguito potete trovare le presentazioni che sono state mostrate durante l’evento.

SEZIONE CALCIO A 11 – 7 – 8

SEZIONE ESCURSIONISMO – ARRAMPICATA

SEZIONE RUNNING–ATLETICA LEGGERA

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